Alla scoperta di Fate/Grand Order Babylonia #6: Nakaya Onsen & qualche afterthought

Ben ritrovati al sesto ed ultimo appuntamento con la rubrica in cui Giaggiu (YouTubeTwitch) ed io vi parliamo delle brillanti menti creative dietro Fate/Grand Order – Absolute Demonic Front: Babylonia. Nel primo articolo abbiamo parlato del regista Toshifumi Akai e di Isao Hayashi, nel secondo di Megumi Kouno, nel terzo di Noriko Takao e Yuta Yamazaki, nel quarto del trio composto da Kai Ikarashi, Yuki Yonemori e mooang, e infine nel quinto di Ken Yamamoto. Questa volta è arrivato il turno del nostro sexy chin di quartiere: Nakaya Onsen.


Lo scorso articolo fa eravamo a parlarvi del divertentissimo episodio 11, e ora già siamo volati dritti dritti al 18. Non abbiamo saltato ben 6 puntate perché non le riteniamo valide, eh. Come ci si aspetterebbe da una produzione ben pianificata come quella di Babylonia, la porzione centrale dell’anime si è mantenuta su degli standard qualitativi sempre solidi, ai quali nei momenti giusti ha saputo aggiungere quel tocco in più che è riuscito sempre e comunque a rendere ogni puntata interessante. Dall’altro lato della medaglia, però, sarebbe difficile negare di essere rimasti “a bocca asciutta” per un po’, specialmente dopo quanto visto in episodi come l’ottavo e l’undicesimo.

In tutta onestà, non ci sono stati degli highlight veramente particolari che ci abbiano spinto a scavare più a fondo, ma piuttosto una collezione di tanti bei momenti. Per un Rin-fag come il sottoscritto, ad esempio, gli episodi 12 e 13 sono stati tra i preferiti nella serie, come dimostra il quantitativo incommensurabile di screenshot che ho fatto. Le due puntate sono riuscite a rendere giustizia alla caratterizzazione delle mie adorate Ishtar ed Ereshkigal, offrendo anche dei momenti più buffi e divertenti la prima, più intensi e adrenalinici la seconda.

Nell’episodio 14 i fan della Gorgone hanno finalmente potuto assistere a qualche scena più corposa dell’Avenger disegnata e animata in tecnica tradizionale, fra l’altro con una bella character animation che ne ha catturato l’essenza spaventosa e sinistra nonché l’enormità, cosa che mi ha fatto maledire l’intera produzione per avere abusato di quell’orrido modello in CG. Nell’episodio 16 una veloce menzione d’onore va alla maestria di Hero nell’animare duelli con la spada, e sempre nello stesso episodio uno chapeau al regista e storyboarder Ryu Nakayama per averci offerto una delle scene più toccanti della serie, animata da Yusuke Kawakami.

Per finire va risaltato anche il momento in cui Ishtar rilascia il suo Noble Phantasm per la prima volta nell’episodio 17. Però, senza sminuire il lavoro di nessuno, sia chiaro, niente di tutto questo è neanche solo lontanamente paragonabile all’esplosione che è stato l’episodio di cui vi parliamo oggi, il magnifico episodio 18 di Nakaya Onsen.

Se nella scorsa puntata vi abbiamo parlato di come Ken Yamamoto sia praticamente diventato il sinonimo di “one man army”, nel diciottesimo episodio l’esercito è arrivato per davvero. Non è affatto frequente vedere episodi che possano permettersi di far salire a bordo così tanti animatori importanti, tra i quali ricordiamo Itsuki Tsuchigami e Kazuto Arai per il loro straordinario lavoro sulla seconda stagione di Mob Psycho 100, Kerorira, Moaang e Kousuke Kato che avevamo incontrato nell’episodio 8, Taishi Kawakami visto nella possessione di Mash in Initium Iter, nonché il leggendario Hironori Tanaka.

La presenza di tutti questi nomi di importanti è dovuta al fatto che, in un certo senso, l’episodio 18 di Fate Babylonia è stato un tipo di anormalità simile a quella dell’episodio 22 di Fate Apocrypha. Vi avevamo già accennato a questo famoso episodio nel video scorso, e ci teniamo a prenderlo nuovamente come punto di riferimento e d’analisi perché quell’episodio è stato, artisticamente parlando, uno dei punti più alti dell’animazione giapponese contemporanea, provando che è possibile ottenere qualcosa di meraviglioso anche con le grandi limitazioni che la produzione televisiva impone, e soprattutto, dimostrando l’immenso potenziale dell’animazione digitale.

Dunque, al momento sakuga più importante del 2017 hanno appunto partecipato tantissimi degli animatori che nell’episodio 18 di Babylonia fanno parte dell’esercito guidato da Nakaya Onsen nei panni di episode director, storyboard artist e animation director. Onsen è un artista relativamente nuovo nel mondo dell’animazione giapponese, considerando che il suo debutto è avvenuto nel 2015, con l’undicesimo episodio di The Idolm@ster Cinderella Girls, e grazie alla sua abilità incredibile nel saper alternare una favolosa action animation a una character animation pregna di pathos ed incredibilmente emozionante, sin dal suo arrivo è riuscito scalare con incredibile velocità le varie gerarchie, costruendosi rapidamente un’identità come artista che si adatta perfettamente con tutto ciò che Babylonia ci ha mostrato finora.

Ebbene, il suo trademark non non consiste soltanto in una quantità abnorme di menti super sexy, ma anche e soprattutto dalla sua predisposizione nel conferire agli scontri su cui mette mano un fortissimo senso di grandiosità che fa sembrare claustrofobiche anche le riprese spaziose degli episodi precedenti. Tale risultato viene raggiunto grazie ad un cosciente movimento della telecamera e grazie, per esempio, all’utilizzo delle visuali in prima persona. Onsen, però, non crea soltanto delle scene d’azione belle da vedere, no. Onsen ci mette anche il cuore, sia fuori che durante gli scontri. 

Diamo un’occhiata al fantastico discorso di Gilgamesh al suo popolo per accorgercene. Le mani che si stringono, i volti pieni di incertezza e orgoglio, la telecamera che elimina la distanza tra il sovrano dai suoi sudditi; tutti accorgimenti all’apparenza impercettibili senza i quali però quella scena non avrebbe avuto lo stesso effetto.

E come non parlare dei primi piani sul volto dei diversi personaggi che vediamo con così tanta frequenza durante la lotta Dea della creazione. Quello di accentuare le curve che portano al mento o di ritrarre con incredibile meticolosità la dentatura dei personaggi, infatti, non è soltanto una scelta meramente stilistica volta a conferire maggiore fascino a quanto vediamo sullo schermo. Piuttosto, essa rappresenta la naturale e vistosa conseguenza del suo tentativo di sfruttare quella che è la parte più espressiva dell’essere umano per spiegarci, meglio di quanto mille parole o scene tagliate potrebbero fare, chi abbiamo di fronte.

Con l’arrivo del nostro Mister Mento, Babylonia riesce per la prima volta in maniera incredibilmente efficace a materializzare le sensazioni del cast di personaggi senza doversi necessariamente affidare alle inquadrature, per esempio, bensì facendoli parlare attraverso le loro espressioni facciali.
Piccolo aspetto importante: Onsen non è bravo soltanto a portare alla luce ciò che è implicito, ma anche a nascondere abilmente ciò che invece deve passare inosservato. Avete fatto caso alla cura che ha posto nel cercare di mascherare il modello in CG di Tiamat? No? Allora vuol dire che ha fatto un buon lavoro.

Per quanto riguarda l’animazione nuda e cruda, però, i due protagonisti dell’episodio sono indubbiamente Toshiyuki Sato e Weilin Zhang, ai quali sono stati affidati i due straordinari attacchi di Quetszalcoatl. E la ragione per cui ciò è stato fatto è presto detta: si da il caso che sia Sato che Zhang siano incredibilmente bravi con quelli che noi chiamiamo comunemente “effetti speciali”. C’è davvero poco di tutta questa magnificenza che le parole possano cogliere con efficacia, ma la prima cosa che è possibile notare nell’osservarli con attenzione è la loro densità e consistenza.


Con lo spettacolare episodio di Nakaya Onsen volge al termine la puntata conclusiva di questa serie di articoli sulle pazzesche figure che hanno reso Fate Babylonia un anime grandioso. Rileggere il lavoro che Giaggiu ed io abbiam svolto a distanza di tempo, devo ammetterlo, è stato senza dubbio emozionante. Al contrario di quanto si possa pensare, la ragione non è tanto il lavoro in sé, quanto piuttosto la consapevolezza di tutta la strada che è stata percorsa dai vari artisti di cui vi abbiamo parlato da quel momento ad oggi.

Il periodo in cui Fate Babylonia è andato in onda potrebbe tranquillamente definirsi come “ieri”, eppure nel dare anche un veloce sguardo alle novità che questi straordinari artisti ci hanno offerto fa sembrare sia invece passata un’eternità. Ad oggi Toshifumi Akai è impegnato con la trasposizione cinematografica di Solomon, e anche se non possiamo ancora sapere cosa sia riuscito a tirar fuori la mia speranza è che il primo articolo di questa rubrica vi abbia almeno potuto dare una vaga idea di cosa aspettarvi. Se il team che parteciperà alla pellicola sarà anche vagamente simile a quello di Babylonia, possiamo aspettarcene delle belle.

Noriko Takao e Yuta Yamazaki, hanno invece arricchito con il loro straordinario apporto l’anime di Wonder Egg Priority, nel quale specialmente Takao è riuscita nuovamente a creare una meravigliosa opera d’arte che in venti minuti esplora con la giusta sensibilità tematiche incredibilmente delicate, spingendo lo spettatore quasi a dimenticare che la serie continuava ad aggiungere carne al fuoco nonostante si avvicinasse al finale. Come non parlare, poi, dell’apporto del nostro caro Yuki Yonemori sempre in WEP, che tra l’altro ha debuttato proprio nel terzo episodio della serie come episode director, mostrandoci nuovamente dei quirk registici di cui vi avevamo già parlato.

Nonostante Nakaya Onsen sia leggermente scomparso dal radar degli episodi stratosferici, a parte per qualche leggera apparizione qui e là, è già possibile notare l’influenza che il suo straordinario lavoro ha avuto sia nel franchise di Fate che nel mondo dell’animazione giapponese e statunitense con la stagione conclusiva di Castlevania. Qualora l’industria degli anime avesse la decenza di risparmiarli e loro decidessero che lavorare in questo settore sia ancora una scelta valida, possiamo star certi che l’attuale generazione di giovani talenti saprà illuminare la scena con la sua abbagliante luce ancora per un po’.

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