A Place Further Than the Universe: intervista ad Atsuko Ishizuka

Ho deciso di tradurre questa interessante intervista in concomitanza dell’uscita sul blog dell’articolo su Yorimori. Occorre chiarire che questa traduzione si basa su un’altra traduzione in inglese effettuata da Mary Cagle sul suo sito, perdonatemi quindi se a causa dei vari adattamenti il risultato finale sarà in qualche modo diverso da quello dell’intervista effettuata in lingua originale. Nel caso in cui qualcuno di voi parli giapponese e abbia qualche osservazione da fare, sarò più che lieto di effettuare le dovute correzioni. L’intervista in giapponese potete trovarla qui.

Atsuko Ishizuka (いしづか あつこ) è una regista la cui carriera è iniziata nello studio Madhouse. Durante il suo percorso ha contribuito alla creazione di opere come Monster, Piano no Mori, Aoi Bungaku e No Game No Life. Nel 2018 ha l’occasione di creare e dirigere la sua opera più intima e personale, nonché soggetto di questa intervista: A Place Further Than the Universe.


Da fantasia a realtà: approfondire con le interviste

Per iniziare, com’è nata quest’idea di far partire delle studentesse per l’Antartide?

Atsuko Ishizuka: Quando stavo ancora lavorando a No Game No Life parlavo spesso del fatto che il mio prossimo progetto sarebbe stato una storia adolescenziale su delle ragazze piene di entusiasmo. Quello è stato il primo vero sviluppo della serie. Il problema è che storie come questa erano abbastanza comuni, e per questa ragione abbiamo pensato che se proprio dovevamo farlo, perché non metterci alla prova disegnando un luogo in cui nessuno di noi è mai stato prima? Ho semplicemente pensato “Qual è il posto in cui nessuno di noi è mai andato? L’Antartide?” (ride).

L’Antartide è bella lontana, e non è certo il primo posto a venire in mente quando si pensa ad un luogo in cui ambientare un anime.

Atsuko Ishizuka: Si, è vero. Se il vostro obbiettivo è soltanto quello di vedere il confine, sappiate che ci sono parecchi tour disponibili, però l’unico modo per entrare nel cuore del continente è quello di entrare a far parte del team di Spedizione in Antartide, a bordo della Shirase. Abbiamo dovuto riflettere molto su come far arrivare delle semplici studentesse fino a lì, ma alla fine abbiamo deciso di optare per la possibilità più plausibile.

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Senza dubbio, l’aver mostrato la Shirase alla fine del primo episodio ha contribuito a far sembrare il tutto più realistico.

Atsuko Ishizuka: Abbiamo raccolto tantissime informazioni (ride). La Forza di Autodifesa Marittima giapponese e il National Institute of Polar Research ci hanno aiutato molto. Ci hanno persino permesso di salire a bordo della vera Shirase. Mi sono emozionata così tanto che ho deciso di andare in Antartide, però alla fine non sono mai riuscita a convincermi a farlo per davvero (ride).

Avete usato foto e video dell’Antartide come principali riferimenti per la trasposizione animata?

Atsuko Ishizuka: Si. Abbiamo raccolto un sacco di foto e video, e alcuni siti ti permettono di fare un tour all’interno della vera Stazione Showa. Abbiamo cercato di rendere il tutto il più realistico possibile.

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— Davvero interessante. Andando avanti, qual è stata la parte più impegnativa del processo di produzione?

Atsuko Ishizuka: Trasporre fedelmente la vita quotidiana all’interno della stazione. A che ora si svegliano i membri della spedizione? Che tipo di conversazioni hanno normalmente? Cosa indossano quando vanno a dormire? Quante coperte usano? Come passano il tempo? Domande su domande alle quali non potevamo rispondere con il solo materiale a nostra disposizione continuavano a venirmi in mente.

— Come ha trovato la risposta a queste domande?

Atsuko Ishizuka: Ho effettuato svariate interviste a diversi membri dell’ultima spedizione e così sono riuscita a trovare tutte le risposte che cercavo. È stato davvero divertente. Piano piano sono riuscita a farmi un’immagine sempre più chiara della quotidianità in Antartide, e ciò mi ha fatto sentire sicura di poter disegnare.

Una combriccola di amiche: Guadagnarsi il coinvolgimento del pubblico.

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— Come è arrivata a scegliere proprio dei personaggi come Kimari, Shirase, Hinata e Yuzuki?

Atusko Ishizuka: Kimari è un personaggio che cerca sempre qualcosa da fare ma che non sembra riuscire a fare il primo passo verso quella direzione, e credo che questo la renda una persona con cui è facile empatizzare. Ciò però non la rende affatto pigra, e il fatto che finisca in un posto così difficile da raggiungere come l’Antartide ne è la riprova (ride). Una volta fatto il primo passo diventa impossibile fermarla, e inizia a correre spedita con la sua allegria e avventatezza. Shirase appare come un personaggio freddo, calmo e sensibile, ma in realtà non lo è affatto. È molto motivata a raggiungere il suo scopo, però ha anche un tragico passato alle sue spalle. Unirle non è stato sufficiente a condurle in Antartide, e per questo abbiamo aggiunto l’affidabile Hinata affinché potesse tenerle d’occhio. All’inizio Yuzuki si sente superiore rispetto alle altre però una volta aggiunta anche lei al trio…ecco che si forma una bella combriccola di amiche. Loro puntano ad andare in Antartide per davvero, e questo le rende alquanto strane (ride). Ognuna di loro è priva di una parte di sé, ma quando sono insieme sono in grado di sopperire a queste mancanze ed è proprio per questo che riescono a raggiungere l’Antartide.

— C’è molta attenzione nei confronti dell’amicizia e il rapporto che è nato tra le quattro ragazze.

Atsuko Ishizuka: Loro iniziano trattandosi come in modo abbastanza formale, però con il progredire della storia iniziano a sentirsi più a loro agio insieme. Ad esempio, quando una di loro attraversa un periodo difficile le altre non sentono il bisogno di menzionare l’argomento tipo “Oddio ragazze… sapete l’ultima?”. Non sentono la necessità di dire nulla a nessuno, e le altre non hanno bisogno di sentire lamentele per capire che c’è un problema. Sono in grado di comprendere che lasciare le persone in pace è un atto di gentilezza — che possono fidarsi l’una dell’altra senza dire nulla. Tale caratteristica è rara per delle semplici studentesse, però è un qualcosa che le ragazze riescono a sviluppare naturalmente. Sono molto più che amiche, sono una famiglia.

— Certo, è chiaro. Se non cercassero costantemente di evitare temi scottanti la convivenza in Antartide si rivelerebbe impossibile.

Atsuko Ishizuka: Esatto. Le ragazze stanno vivendo la loro avventura in uno spazio isolato e lontano dalla civiltà. Se per qualche ragione non si riunissero nuovamente dopo la loro avventura, sono sicura che potrebbero esclamare con fermezza di aver sperimentato un’amicizia unica e insostituibile. Questo è uno dei messaggi principali che ho voluto trasmettere.

Rendere credibile l’Antartide: dipingere in modo realistico la vita di tutti i giorni

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— All’inizio della serie, lei ci ha mostrato gradualmente il cammino che ha condotto le ragazze in Antartide. Anche le scene di vita quotidiana di Kimari e delle altre ragazze sono sembrate parecchio realistiche.

Atsuko Ishizuka: Se le scene più comuni fossero apparse poco credibili avremmo finito col compromettere anche la credibilità di quelle ambientate in Antartide, e per questo ci siamo messi alla ricerca di location come scuole, stradine, centro città, ovunque, in modo da riuscire ad enfatizzare anche i momenti più banali della vita dei personaggi. Se siete interessati alle location, inizierei col consigliarvi il bagno delle ragazze nel primo episodio e la strada strapiena nel quartiere di Shinjuku che appare nel secondo. Mi sento un po’ il colpa per essere stata molto esigente con i nostri background artist (ride), però alla fine se ne sono usciti con degli sfondi semplicemente meravigliosi, quindi aguzzate l’occhio durante la visione, mi raccomando.

— Ha notato qualche differenza nell’atmosfera tra il Giappone e l’Antartide?

Atsuko Ishizuka: Certo che l’ho notata. In Giappone il clima era caldo e umido, e man mano che le ragazze si avvicinavano all’Antartide l’aria diventava sempre più fredda e chiara. Volevo esprimere questo cambiamento atmosferico utilizzando svariate sfumature e texture, e per questo avevamo a nostra disposizione differenti palette di colori sia per le ambientazioni in Giappone che per quelle all’estero. È stato un piano piuttosto bizzarro e abbastanza difficile da realizzare, però ero pronta a portarlo a termine a qualunque costo.

— Che determinazione! Non vedo l’ora di vedere Kimari e le altre alle prese con la spedizione.

Atsuko Ishizuka: Dovranno diventare membri del team della spedizione in Antartide, incontrarsi ed imparare a conoscersi. Solo così potranno realizzare il loro sogno. Spero che l’anime sia di vostro gradimento.

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