In onore di Erwin Smith [Spoiler Alert]

Questo è un mio articolo pubblicato originariamente sul sito drcommodore.it, con il quale collaboro. Potete trovarlo qui.


Il graduale avvicinamento dell’umanità alla cantina di casa Yeager è finalmente giunto al termine dopo parecchi anni dall’inizio dell’Attacco dei Giganti. Numerosi sono stati gli inconvenienti che i nostri personaggi hanno dovuto affrontare, e altrettante le morti che hanno permesso di raggiungere questo impervio obbiettivo. E tra queste, una delle più tristi è senza dubbio quella di Erwin Smith, uno dei personaggi più iconici della serie. Con il suo coraggio ha guidato i soldati nei momenti più bui, e le sue gesta hanno concesso all’umanità di avvicinarsi a quella libertà che ha sempre portato come simbolo alle sue spalle. Il suo addio prematuro l’ha reso un personaggio difficile da dimenticare, ed è proprio per sottolineare la sua importanza ed il suo enorme contributo che nasce quest’articolo.

Quando pensiamo ad Erwin Smith, le prime cose che ci vengono in mente sono il suo feroce urlo di battaglia e il suo sguardo intenso e minaccioso. Proprio come i tre protagonisti, sembra un personaggio molto semplice da inquadrare. Appare come il classico “freddo comandante che manda a morire i suoi soldati per il bene dell’umanità”, ma dietro questa facciata si nasconde, in realtà, un personaggio più complesso di quel che crediamo. Un personaggio diverso, che in un certo modo contraddice se stesso.

Erwin non sceglie di rendersi utile morendo per la causa che ha deciso di sposare, bensì si impone sin dall’inizio di raggiungere la meta finale – di condurre l’umanità in un luogo che sembra impossibile da raggiungere. In quel mondo in cui non c’è ancora Eren a dare speranza all’umanità, in quel mondo in cui le spedizioni non fanno altro che decimare il numero di soldati senza portare alcun frutto, in quel mondo in cui tutti non vedono altro che disperazione, Erwin Smith intravede una speranza – un futuro invisibile agli altri.

In fondo lui è sempre stato in grado di guardare più in la’, oltre quelle mura che lo separano dai giganti. Oltre il rigetto di Levi, la furia di Eren, l’ossessione di Hange e il timore di Armin. Al di la’ delle menzogne del governo e di quelle situazioni apparentemente impossibili da risolvere. Erwin è sempre un passo in avanti; il suo sguardo sempre in un luogo che gli altri non riescono neanche a scrutare.

La sua invidiabile abilità da combattente gli permette di tenere testa persino a Levi, e la sua intelligenza tattico-militare lo rende un valore aggiunto a cui è difficile rinunciare. Eppure, se dovessimo interrogarci sul motivo per cui è proprio lui a ricoprire il ruolo di comandante, dovremmo volgere lo sguardo altrove. Per quanto possano rivelarsi determinanti, quelle già menzionate sono abilità che possiamo ritrovare in altri personaggi. Armin bene o male rivaleggia con la sua intelligenza tattica, e soldati come Mikasa e Eren sono armi offensive di tutto rispetto.

Qual è, quindi, quella qualità che lo rende unico ed insostituibile?

Durante tutta la serie, sono poche le volte in cui Erwin ha effettivamente partecipato in maniera attiva all’azione. Risulta facile quindi presumere che ciò sia dovuto alla sua natura strategica, però il motivo è un altro. Erwin non si limita ad impartire ordini né afferma la sua autorità con la paura o con la violenza. Piuttosto, è la sua semplice presenza che conta.  Nel mezzo del caotico e sanguinoso mondo ormai pieno di giganti; nel bel mezzo di un campo di battaglia nel quale la morte è costantemente dietro l’angolo, la sua sola presenza è in grado di stabilire ordine. Non importa quanto disperata possa essere la situazione, quanto insormontabili appaiano gli ostacoli che i soldati dovranno affrontare, finché il comandante è con loro la morte non è null’altro che un premio grazie al quale fuggire dall’inferno nel quale sono nati.

Erwin non è un semplice comandante, è un vero e proprio leader capace di mostrare agli altri la via da percorrere. Con il suo aspetto freddo e calcolatore instaura calma e fiducia. Perché, in fondo, finché lui non perde la calma c’è ancora una possibilità.

A causa del suo comportamento è facile giudicarlo come un individuo insensibile, però basta osservarlo più da vicino per accorgerci del contrario. Il suo legame con Levi e la sua profonda empatia con i soldati lo rendono un leader spassionato, capace di comprendere la tragedia umana e in grado di motivare i suoi soldati quando necessario. I suoi discorsi sono tra gli elementi più acclamati del personaggio, e se questi sono in grado di colpire nel segno è proprio perché provengono dal suo cuore, perché sono le specchio delle sue stesse emozioni. Più che insensibilità, quello di Erwin è un vero e proprio rigetto. Un ammissione del fatto che lui, tra tutti, non può mostrarsi fragile dinanzi agli altri.

L’umanità ha bisogno di una figura capace di incarnare il sogno dell’umanità e che si faccia carico della sua realizzazione, assumendosi al contempo la responsabilità di tramandarlo alle nuove generazioni. Di un leader capace di porre le basi per il successo e amministrare gli strumenti attraverso i quali ottenerlo.
Ha bisogno di Erwin.

Il suo è un compito doloroso da svolgere, dove la vittoria non ha mai un dolce sapore. Anche il più piccolo passo avanti dev’esser fatto a costo di dozzine di vite preziose, ed Erwin porta sulle sue spalle il peso d’aver ordinato il loro sacrificio senza esitazione.

Da questo punto di vista, la scoperta della reale motivazione che lo spinge ad agire rivolta completamente l’idea che ci eravamo fatti sul personaggio. Improvvisamente il suo evitare di esporsi eccessivamente diventa un sinonimo di codardia, e l’atto di mandare a morire i soldati “per il bene dell’umanità” si trasforma in un gesto egoistico. Ideali come la lotta per la libertà e la ricerca della verità che gli altri inseguono per il “bene comune” sono per lui soltanto il mezzo attraverso il quale confutare le proprie teorie. Ed è ironico pensare che, tra tutti, sia proprio Erwin ad essere la figura meno interessata nel difendere l’umanità di cui incarna i sogni e le speranze.

La morte del padre ha trasformato la sua genuina curiosità in una ossessione, e confutare le proprie teoria diventa improvvisamente più importante di qualsiasi altra cosa. Il suo percorso è violento e solitario. Eppure, per la prima volta, proprio su quel muro, il popolo grida il suo nome e lo incoraggia a lottare. Lo incoraggia a ricercare la verità, a realizzare il suo sogno. Ed è, forse, proprio in quel momento che il comandante si accorge che le due strade possono combaciare. La sua gioia e incredulità si riflettono nel suo sguardo, che si tramuta dal classico freddo e distaccato in uno colmo di quei sentimenti che si è sempre sforzato di nascondere. Per la prima volta, il popolo gli ricambia il favore e lo fa sorridere e sperare.

La scoperta della vera natura del personaggio elimina completamente la sua facciata da eroe. Del resto, l’Attacco dei Giganti non ha posto per personaggi del genere. Sentimenti come l’amicizia non sono in grado di cambiare nulla perché esiste soltanto la brutalità di un mondo crudele.

Questo egoismo lo consuma fino alla fine, impedendogli di rinunciare al suo sogno. È in punto di morte che dimostriamo il nostro valore, ed è lì che il personaggio mostra il suo lato più controverso. Scegliere di morire è troppo difficile, ed è solo grazie all’ordine di Levi se sale sul quel cavallo. Erwin cade in battaglia come tutti i soldati che ha mandato a morire, seguendo un ordine contro il quale non può ribellarsi. I suoi sogni e le sue speranze sono ancora intatte, eppure non può far altro che arrabbiarsi e gridare. Questa è la dura regola che vige nel mondo dei giganti, una regola che non fa eccezioni per nessuno.

Erwin Smith finisce per rispecchiare il lato più debole degli esseri umani di cui invece portava avanti le speranze. Simbolo di una lotta che abbraccia soltanto per il bene comune, cade rumorosamente dal piedistallo di morti che si è costruito da solo. Incarna la parte fragile di noi stessi, che si arrende dinanzi alla sua impotenza e decide di fare affidamento sugli altri. Ed è proprio questo a renderlo speciale, a renderlo umano. Ed è proprio questo il messaggio che Erwin vuole mandarci.

Da simbolo del lato più eroico dell’essere umano, Erwin conclude il suo viaggio rispecchiando la parte più recondita del Corpo di Ricerca. Eren, Armin, Mikasa, Levi, Connie.. e tutti gli altri, tutti combattono per l’umanità, ma prima lo fanno per loro stessi. Affermando il suo egoismo, Erwin ci dimostra come è soltanto grazie ad esso che è riuscito a fare quello che ha fatto. Ci sta’ dicendo di inseguire i nostri sogni, ma non per gli altri, per noi stessi. Ci sta’ dicendo che è soltanto nel nostro personale tentativo di raggiungere la felicità che possiamo produrre qualcosa per gli altri. È solo soddisfacendo noi stessi che possiamo fare qualcosa di importante.

“Ammettere di non essere degli eroi è il nostro momento più eroico”.

-Scrubs, Meidici ai primi ferri

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