ACCA – L’ispettorato delle 13 province: L’importanza del silenzio (Contiene Spoiler).

Il silenzio è il maestro dei maestri perché ci insegna senza parlare.


Maurice Zundel

Nel panorama moderno delle serie TV giapponesi non è comune trovare delle storie ambiziose pensate per finire. Tutti sono alla ricerca dell’opera rivoluzionaria che permetta un successo duraturo nel tempo e che conceda di entrare nell’albo dei maestri più famosi ed iconici dell’industria d’animazione. Le opere brevi, nella maggior parte dei casi, non concedono questa possibilità e sicuramente hanno meno probabilità di diventare delle icone universali. Di fatto, molte delle produzioni anime ad una sola stagione hanno come scopo soltanto quello di fare pubblicità all’opera originale e di aumentarne, per quanto possibile, le vendite.

Natsume Ono, ideatrice di ACCA – L’ispettorato delle 13 province (d’ora in poi ACCA o ACCA 13), è invece un’autrice le cui poche opere originali sono brevi ma sempre ben pensate, e che in qualche modo dimostrano come sia effettivamente possibile raggiungere una buona fetta di pubblico ideando storie di questo tipo. Ho amato Saraiya Goyou e la sua atmosfera cupa e misteriosa, e quindi non mi sono stupito affatto nel ritrovare parte di questi aspetti anche in ACCA.

ACCA 13, infatti, è una storia silenziosa, che si racconta con gli sguardi e con le inquadrature. La maggior parte della comunicazione tra i personaggi – e tra i personaggi e lo spettatore, e tra l’autore e lo spettatore – avviene indirettamente, attraverso gesti ed espressioni, bevute al bar e cene romantiche. E soprattutto, ACCA 13 è una storia concepita per essere breve ma intensa, e capace di tenere sempre lo spettatore sulle spine e di rivelare in modo graduale i misteri che la circondano.

Come sempre, questa recensione suppone che il lettore abbia concluso l’opera. Quindi nel caso non l’aveste vista eccovi il link.

Analisi tecnica dell’opera

Prima di entrare nel lato puramente tecnico ci tengo a spendere due parole riguardo lo staff. In particolare vorrei concentrare l’attenzione su due persone:

Introduzione allo Staff

  • Shingo Natsume, ovvero la figura a carico della produzione della serie, è un direttore di grande talento che ha avuto la possibilità di esprimersi in opere importanti come One-Punch Man e Space Dandy. Nella sua carriera in generale, anche prima di diventare direttore, ha quasi sempre lavorato ad opere frenetiche e ricche d’azione, tali come Gurren Lagan e Shakugan no Shana. Vederlo alla direzione di una storia così diversa rispetto ai suoi canoni ha suscitato la mia curiosità circa il risultato di questo suo esperimento, e devo ammettere di essere rimasto molto soddisfatto dagli episodi su cui ha lavorato direttamente.
  • Alla realizzazione degli sfondi troviamo lo Studio Pablo, con Seiko Yoshioka in veste di background art director. Seiko Yoshioka è un’artista sbalorditiva, che si è contraddistinta nella sua carriera attraverso la creazione di sfondi magnifici in tante opere diverse. Il suo lavoro in ACCA è stato a mio avviso fondamentale nella serie per un motivo che analizzerò a breve.

La produzione: tra alti e bassi

ACCA è un’adattamento animato che ha avuto una fase di produzione non eccellente. La scarsa quantità di personale di Madhouse (che evidenzia la situazione critica in da cui si spera lo studia sia finalmente uscito) ha generato la necessità di affidare la realizzazione di ben 5 episodi della serie in outsorcing ad altri studi d’animazione minori. In generale l’outsorcing non è il male, anzi comporta diversi vantaggi tra i quali quello di dare la possibilità allo staff in-house di alleggerire il carico e di concentrarsi sulla corretta realizzazione degli episodi rimasti. Il problema però avviene quando la differenza tra gli episodi in-house e quelli esterni è identificabile. Lo spettatore meno esperto potrebbe aver notato come degli episodi di ACCA siano palesemente più interessanti e accattivanti di altri, senza però riuscire ad identificare correttamente la causa di questa sensazione. Delle persone che invece hanno una qualche esperienza tra anime e serie TV, avranno sicuramente notato come i layout di certi episodi siano più noiosi e ripetitivi rispetto ad altri.

La sottile differenza che è possibile evidenziare tra il lavoro in-house e quello in outsorcing, infatti, non si palesa nelle animazioni ne nei disegni, ma nella regia. Essendo ACCA una serie tutt’altro che action, essa non comporta una grande responsabilità in termini d’animazione pura e cruda, mentre i disegni non rappresentano un grande problema se lo staff riesce a stare al passo con la programmazione, e considerando che i vari studi si sono divisi il carico proprio per questo, non ci sono stati grandi inconvenienti.

Nella parte registica (che deriva dall’elaborazione degli storyboard e dei conseguenti layout), però, possiamo effettivamente notare una differenza notevole. Per evidenziarla prenderò come esempio due cene svolte durante la serie: la prima nell’episodio 3 (prodotto in-house) e la seconda nell’episodio 5 (prodotto da uno studio esterno).

La scena della cena tra Jean e la Direttrice Mauve, nel terzo episodio, è stata realizzata in modo eccellente: la telecamera che si muove lentamente e la musica classica evidenziano l’eleganza e la formalità del contesto, mentre il focus sul cibo e sul fascino dei personaggi è un tocco di classe impossibile da ignorare.

Nel quinto episodio, invece, assistiamo ad una cena molto più noiosa, in cui si passa dall’immagine qui sopra alla gif qui sotto, nella quale troviamo un layout noioso che evidenzia un’altrettanto noiosa gestione degli storyboard. Osservate come in entrambe le scene la telecamera è posizionata di fronte al tavolo, ma nella seconda ci imbattiamo in un’inquadratura piatta, mentre nella prima in una molto più ispirata.

Osservate come i primi piani sui personaggi siano statici e non più in movimento come nell’altra cena.

Questo è, a mio avviso, l’esempio più lampante che evidenzia perfettamente il divario d’abilità tra la realizzazione degli episodi in-house e quelli esterni. Tuttavia, lo show non sembra averne risentito molto in quanto il pubblico non si è probabilmente neanche soffermato su questi dettagli ed ha semplicemente proseguito la visione. A salvare l’opera dal commettere degli errori evidenti anche ai meno esperti sono stati a mio avviso tre fattori:

  1. Il grande talento di Seiko Yoshioka, che è riuscita a “coprire” delle scene alle volte poco ispirate con degli sfondi stupendi, adattando il mondo ideato da Natume Ono in modo sbalorditivo.
  2. La scelta degli episodi da mandare in outsorcing, ovviamente, non è stata mica casuale. Ad esempio gli episodi più importanti, tra cui ovviamente il primo e l’ultimo, o quelli in cui accadono avvenimenti di rilievo, sono stati realizzati in-house proprio perché fondamentali nello sviluppo della storia, risultando in delle scene fantastiche e piene di carica emozionale.
  3. La mancanza di numerose scene d’azione ha sicuramente contribuito tantissimo, in quanto se queste fossero state presenti in grande quantità avrebbero evidenziato ancora di più i limiti degli studi esterni.

Infine, però, ci tengo a ricordare che stiamo paragonando questi poveracci con animatori come Kugai Norifumi e Oda Gosei, che sono grandi animatori il cui lavoro in questa serie è stato supervisionato da Shingo Natsume in persona. Per essere il lavoro di uno studio terzo, è comunque un risultato accettabile che non rovina affatto la visione dell’opera (per lo spettatore casual). Ciò che intendo dire è che sarebbe ingiusto e incorretto affermare che il lavoro in outsorcing sia brutto e quello in-house bello, ma che quello in-house è semplicemente migliore e spicca sull’altro, rendendo evidente la differenza d’abilità dello staff. Il fatto che la qualità in outsorcing si sia comunque mantenuta su degli standard minimi, insieme ai fattori appena menzionati, ha di fatto salvato l’opera, risparmiando allo spettatore la visione di strafalcioni clamorosi.

Animazioni

ACCA non è sicuramente la migliore scelta possibile se l’obbiettivo di un animatore è quello di potersi sbizzarrire. La storia infatti è molto statica e in generale non è possibile trovare molte scene d’azione in quanto essa si sviluppa attraverso il dialogo e si concentra più su temi politico-gestionali. Per questa ragione quest’opera non è sicuramente una miniera piena di perle da scoprire, però riesce comunque a fornirci dei cut davvero interessanti e ben fatti (ovviamente tutti in-house). Ve ne lascio alcuni qui sotto.


Vorrei inoltre concentrarmi per un momento su questa scena dell’episodio undici. Questo è uno di quei cut che evidenzia perfettamente come per rendere una scena d’impatto non siano necessari ne soldi ne animazioni fluidissime, ma semplicemente creatività. Per chi non lo sapesse, la corsa è un’azione molto complessa da animare in quanto coinvolge tutto il corpo del personaggio ed altre variabili che dipendono dall’ambiente in cui la scena si svolge. Attraverso l’utilizzo della visuale in prima persona lo staff ha risparmiato tante energie riuscendo comunque a fornire una scena davvero mozzafiato.

Da notare il riflesso di Nino nell’occhio di Jean

L’intelligente uso dei Layout

Lo staff in-house, in quanto esperto e di grande talento, ha dimostrato una padronanza nella realizzazione degli storyboard impressionante, utilizzandoli in modo intelligentissimo per tanti scopi diversi. In primo luogo possiamo notare come grazie ad un intelligente gestione delle inquadrature e dei ritmi narrativi è possibile comprendere sin dall’inizio quali saranno i personaggi importanti della serie. Per farvi capire cosa sto cercando di dire vi basta osservare questa gif qui sotto: quale migliore introduzione se non questa?

Episodio 1: Introduzione a Mauve

In secondo luogo possiamo osservare come spesso le inquadrature sostengano una narrazione atta a confondere od ingannare lo spettatore (ci torniamo tra poco nella sezione storia), o come spesso vengano utilizzate per enfatizzare il fascino dei personaggi.

Gli sfondi

Già più volte in questa recensione ho sottolineato la bravura di Seiko Yoshioka e l’importanza del lavoro che ha svolto in questa serie.

Il suo operato acquista ancora più importanza se pensiamo che il ruolo dell’ambientazione in ACCA è fondamentale nello sviluppo della serie in quanto condiziona in maniera pesante la storia e i personaggi (sia il carattere che l’aspetto). Trasporre un mondo così vivo come il Regno di Dowa nel modo in cui Seiko Yoshioka ha fatto non era affatto semplice, specialmente considerando il fatto che ACCA non è una serie i cui avvenimenti si sviluppano in una sola città, ma in tanti posti diversi tra loro. Per trasporre tutti questi luoghi così diversi in modo interessante è necessaria grande abilità e una profonda esperienza.

L’utilizzo dei colori nell’episodio 8

Come già ho ripetuto spesso, ACCA è un’opera tranquilla e delicata, e in quanto tale tende a mostrare il suo potenziale non attraverso le qualità tecniche, ma artistiche. E quale esempio migliore di ciò che affermo se non il meraviglioso episodio 8?

Senza nulla togliere alla sublime direzione e gestione dell’episodio da parte di Keisuke Kojima, questa volta sono i colori utilizzati e gli sfondi di Yoshioka Seiko a farla da padrone. Troviamo sia colori freddi che tiepidi, passando tra tonalità scure ed ibridi, che insieme ai meravigliosi sfondi rendono l’ottavo episodio una goduria per gli occhi e per la mente.

OST

Le OST di questa serie mi sono piaciute davvero molto e devo dire che le melodie ideate dallo staff aggiungono sempre un qualcosa in più alle scene e riescono ad accompagnarle perfettamente. Mi sarebbe piaciuto ascoltare delle melodie esclusive per ogni provincia, e anche se fossero state fatte devo ammettere di non averle notate. Considero importante evidenziare questa cosa in quanto è semplice fermare l’episodio e porsi ad analizzare le OST, però a mio avviso una melodia di grande qualità è una che riesce a distinguersi durante la visione dell’episodio.

Inutile menzionare la bellezza dell’Opening e dell’Ending, che sono sia ben animate che davvero piacevoli da ascoltare. Ho apprezzato molto la scelta della creazione di un ending aggiuntiva per il finale della serie, well done.

Qui sotto vi lascio alcune OST che personalmente ho apprezzato molto. Enjoy.

OST: Weekend
OST: Clashed proofs
OST: My confessions

La storia

La storia ideata da Natsume Ono è davvero bella ed interessante, e si dimostra coerente e ben studiata. Lo sviluppo della trama è strettamente legata alla scoperta dei personaggi, e il suo lento avanzare li coinvolge emotivamente, portandoli a scoprire se stessi e ad essere più sinceri ed aperti con gli altri. Tutte le piccole sotto trame dei personaggi secondari sono perfettamente amalgamate alla storia principale e risultano coerenti e ben ideate, seppur non sempre approfondite a dovere.

In questa recensione, però, baserò l’analisi sulla storia così com’è stata adattata nella trasposizione animata. Trasposizione che, a causa della necessità di comprimere gli avvenimenti in soli 12 episodi, è stata inevitabilmente tagliata in alcune parti. Per questa ragione ci ritroviamo, ad esempio, con un Principe Schwan che viene definito “incompetente” o “stupido” praticamente senza ragione alcuna, e che poi magicamente diventa buono e invita i nostri protagonisti al palazzo, quando qualche puntata prima si era dimostrato soltanto interessato ad eliminarli in quanto possibili eredi al trono.

Tutti questi piccoli dettagli (ed altri che per brevità non menzionerò), che potrebbero benissimo essere ignorati, costituiscono di fatto dei piccoli buchi narrativi (e assenza di caratterizzazione dei personaggi) che uniti minano la validità generale della storia. Seppur non pesanti e leggermente influenti sugli avvenimenti, rappresentano comunque dei passi falsi che vanno evidenziati se l’obbiettivo è quello di fornire un’analisi obbiettiva dell’opera.

Che sia chiaro: la gestione di Suzuki Tomohiro alla realizzazione degli script della serie è stata eccellente. Semplicemente non c’era abbastanza tempo per farcela entrare tutta, ed immagino che la produzione di un teorico tredicesimo episodio (o di un primo episodio di 40/50/60 minuti) non sia stata contemplata a causa della schedule già ardua di suo.

La narrazione ingannevole dell’opera

La storia di ACCA è, in realtà, molto lineare e forse anche banale (soprattutto nel finale): tutti sono a conoscenza di ciò che sta succedendo tranne noi. Eppure essa è resa difficile da prevedere a causa della poca comunicazione nell’opera – sia essa tra i personaggi stessi, o tra l’autore e lo spettatore (concetto che riprenderò tra poco) -, e dalla maliziosa gestione dei layout, che tendono a conferire un’immagine dei personaggi alle volte diversa da quella reale. Non è infatti raro osservare svariati fraintendimenti nell’opera, siano essi (di nuovo) tra spettatore e personaggi o tra i personaggi stessi. Jean, come vedremo nella sezione a lui dedicata, viene frainteso brutalmente da Railer e considerato uno sbruffone pieno di se. Lo stesso possiamo dire noi spettatori circa l’impressione che ci siamo fatti del Presidente Grossular.

Sarò chiaro: alcuni personaggi vengono appositamente mostrati in certi specifici momenti nei quali stanno compiendo una determinata azione, che però applicata fuori contesto viene completamente travisata dallo spettatore. Questa è una meccanica assolutamente volontaria ed è inserita con l’intenzione di depistare lo spettatore dalla realtà dei fatti. L’esempio più palese è proprio l’approccio al Presidente Grossular: un personaggio gentile e responsabile il cui unico difetto è quello d’avere la faccia da criminale. Per tutta la durata della serie egli viene dipinto come un complottista pronto a dirigere il colpo di stato contro Dowa perché spinto dal suo amore verso l’ordine e verso l’ACCA. Tra inquadrature in cui ha un atteggiamento sospetto od altre in cui sembra star tramando qualcosa, e tra dialoghi in cui si evidenzia sin dall’inizio come Grossular sia incomprensibile o sempre di mal umore, diventa impossibile per lo spettatore non identificarlo sin da subito come l’antagonista della serie.

Questi stratagemmi, insieme all’aria misteriosa che affligge i personaggi di cui parlerò nel dettaglio a breve, riescono a trasformare una storia abbastanza semplice e prevedibile come quella di ACCA, in una sorprendentemente inaspettata.

I personaggi

Stesso discorso di prima: a causa della necessità di adattare i 6 volumi del manga in una singola stagione da 12 episodi, molti dei personaggi secondari risultano alquanto trascurati.

Ci tengo a precisare che il ruolo dello spettatore in quest’opera non è quello di assistere alla crescita dei personaggi, ma quello di scoprirli. Essi, infatti, sono avvolti nel mistero e di poche parole. La loro enigmaticità e il loro silenzio è parte integrante della storia ed è una caratteristica inserita volontariamente dall’autrice. Da questo punto di vista il ruolo dello staff nel comprendere questa meccanica, e supportarla attraverso gli espedienti tecnici volti ad ingannare lo spettatore citati poco fa, è davvero da lodare. Questa necessità di rendere i personaggi enigmatici e difficili da comprendere è necessaria in quanto in essi è nascosta la chiave della comprensione della storia. Se comprendessimo sin da subito l’identità dei personaggi, così come i loro pensieri ed opinioni, allora comprenderemmo subito lo sviluppo degli avvenimenti e l’opera perderebbe il suo fascino. Questa decisione dell’autrice acquista ancora più senso quanto pensiamo all’effettiva prevedibilità della storia, che riesce a sorprendere proprio perché ben occultata.

Jean Otus: classico protagonista?

Osservare un protagonista apatico, privo di voglia e misterioso come Jean non è molto comune (mi viene in mente solo Ginko di Mushishi), e devo ammettere che questo è proprio il tipo di personaggio che più mi piace. Ma al di la’ di considerazioni personali, ritengo Jean un personaggio indiscutibilmente interessante, che preferisce ascoltare piuttosto che parlare. Non è raro, infatti, notare come durante le sue visite egli rimanga in silenzio e cerchi di assorbire l’aria e la cultura del posto che visita. Questa sua passività lo condiziona in molti aspetti della sua vita: ad esempio nel rapporto con la sorella, che affida costantemente ad altre persone e alla quale lascia il compito di amministrare l’edificio in cui vive. Jean si dimostra, inoltre, anche una persona dai nervi freddi e capace di gestire situazioni molto tese.

Una persona con queste caratteristiche è molto facile da fraintendere e da odiare, in quanto da l’impressione d’avere sempre tutto sotto controllo, sembrando presuntuoso e arrogante. Oltre a questo aggiungiamo il fatto che sia un fumatore compulsivo in un regno in cui le sigarette sono un bene di altissima qualità e viva in un appartamento da ricchi. Ritengo interessante osservare come Railer inizi ad odiarlo, proprio perché il suo punto di vista dimostra allo spettatore un’altra faccia dell’aspetto di Jean che altrimenti sarebbe stata ignorata.

Seppur distaccato, il nostro protagonista non è mai disattento e si dimostra estremamente intelligente e sveglio. Il primo episodio, nel quale lo osserviamo smascherare delle attività sospette di alcuni subordinati, è proprio la dimostrazione della sua adeguatezza come vice-capo dell’ispettorato e della sua agilità mentale.

La morale del personaggio

Ci terrei a sottolineare un’aspetto tristemente ignorato di Jean: la sua etica professionale. Durante la prima parte della serie notiamo come spesso Jean lasci correre certi eventi anche abbastanza gravi ed illegali, in quanto la sua morale e il suo senso di giustizia spesso non corrispondono con gli ideali dell’organizzazione che rappresenta. Questa caratteristica del personaggio è molto importante da evidenziare in quanto egli rappresenta una figura che di fatto garantisce l’ordine e la trasparenza dell’ACCA. Nell’episodio 4 Jean pone come condizione per il suo silenzio circa la rivolta di Suitsu la liberazione di tutti i ribelli arrestati. Ritengo importante evidenziare come, dal punto di vista dell’ordine assoluto dell’ACCA, quei ribelli fossero feccia da rinchiudere, mentre per Jean, che ha avuto modo di conoscere a fondo le motivazioni che hanno spinto quelle persone ad agire in quel modo, la loro incolumità è prioritaria rispetto al suo dovere come membro dell’ACCA. Ciò vuol dire che il suo personale senso di giustizia è più influente nel giudizio che emette verso i suoi subordinati.

Che a carico di quella posizione ci sia un uomo come Jean è una situazione davvero interessante: il suo ruolo come vice-capo dell’ispettorato è contraddittorio in quanto egli si dimostra inadatto ad esso per il motivo appena citato, ma allo stesso tempo possiede un’empatia ed una capacità di comprendere i suoi sottoposti di fatto insostituibile. Sempre nell’episodio 4, ad esempio, Jean comprende che la richiesta di trasferimento di Warbler non è affatto sincera ed evidenzia come durante tutto il tempo egli sia rimasto a guardare fuori dalla finestra perché preoccupato della situazione della provincia. Forzandolo a rimanere a Suitsu, Jean dimostra una capacità d’empatia verso il suo subordinato fuori dal comune, e si dimostra un leader capace di comprendere il dramma umano e soprattutto i sentimenti delle persone.

La reazione di Warbler alla notizia di poter rimanere a Suitsu

Nino: dovere o piacere?

Nino è probabilmente quell’amico che tutti vorremmo avere: è un’ottimo ascoltatore, è leale, si preoccupa per gli altri e sa anche essere un’ottima compagnia. La sua caratteristica principale è una che, seppur sotto una forma diversa, ritroviamo anche in Jean: la passività. Nino infatti preferisce vegliare sulle persone da lontano piuttosto che accompagnarli nelle loro avventure giornaliere, ma è comunque sempre pronto ad intervenire nel caso in cui la situazione sfugga di mano.

In realtà non c’è molto da dire su Nino, in quanto a mio avviso il discorso più importante che possiamo fare sul personaggio risiede nell’evoluzione del rapporto con il suo migliore amico fino ad arrivare ai dubbi riguardo l’autenticità della sua amicizia verso Jean.

Il loro legame ha inizio nel periodo scolastico, in cui Jean incontra Nino per la prima volta. La loro somiglianza li ha uniti ed ha modellato la loro amicizia, facendola crescere nel tempo a tal punto da trasformarla in un rapporto quasi fraterno. Ciò è dimostrabile dal fatto che Nino è praticamente un membro informale della famiglia Otus, con la quale condivide tantissimi momenti della sua vita. Il loro rapporto è basato su una profonda ed indistruttibile fiducia reciproca: non importa quali scioccanti rivelazioni si abbattino su Jean, egli non dubita mai del suo amico e non ritiene plausibile la possibilità secondo cui Nino possa rappresentare un qualche pericolo per la sua incolumità.

Ciononostante, la scoperta della sua vera identità è abbastanza per fargli porre una domanda molto importante: quanto dell’amicizia di Nino è vera e quanto di essa è parte del compito che deve svolgere? Ecco che l’incondizionata fiducia di Jean verso Nino inizia a vacillare. O meglio: ciò che inizia a vacillare e la sicurezza che il loro rapporto rimarrà uguale.

Attenzione: come ho gia detto Jean non dubita delle intenzioni del suo migliore amico, bensì rimane scosso dalla mancanza di fiducia che egli ha dimostrato e si offende nel ricordare le affermazioni di Nino circa il fatto che il suo lavoro non dovrebbe piacergli.

Il silenzio che abbraccia l’opera

ACCA è un’opera piena di personaggi silenziosi che non esternano le proprie vere opinioni neanche con gli amici o colleghi più vicini. Possiamo notare come, ad esempio, Jean ignori spesso la Direttrice Mauve dando buca ai loro appuntamenti o addirittura facendo rapporto ad altre persone prima di lei, o come i 5 Presidenti non comunichino quasi per nulla in modo diretto e sincero, o infine come alla richiesta di aiuto di Lilium nello sconfiggere l’apparente volontà di attuare il colpo di stato da parte di Grossular, Jean preferisca rimanere in silenzio e fumare.

Purtroppo con il solo materiale della serie TV mi è impossibile analizzare in modo profondo i loro rapporti, ma ho comunque deciso di menzionarli nel caso voleste farlo da soli leggendo il manga. In questa recensione, comunque, esploreremo quello più importante.

Jean e Nino: due silenzi diversi

Seppur all’apparenza simili, Jean e Nino non lo sono affatto, ed il loro rapporto è tutt’altro che perfetto.

Seppur sia vero che effettivamente Jean e Nino discutino e scherzino durante i loro incontri, gli argomenti da loro trattati non toccano mai temi importanti o personali, e per accorgercene basta notare come affinché Jean parli di ciò che gli succede è necessario che si ubriachi. Nella quasi totalità dei casi, infatti, i loro discorsi virano su temi meno importanti come la durata della loro amicizia o la necessità di affidare Lotta a qualcuno a causa dei numerosi viaggi di Jean. Questa situazione è importante da sottolineare in quanto il progredire degli avvenimenti funesti che lentamente si abbattono sui due personaggi viene ignorato da entrambi. A causa di questo atteggiamento reciproco Jean e Nino smettono di condividere i loro pensieri e le loro sensazioni, finendo per distaccarsi (e quindi smettere di comprendersi) in modo davvero sottile. Seppur discutino durante i loro incontri, è come se non stessero parlando affatto, ed è proprio per questo motivo che dal loro discutere possiamo solo evidenziare un profondo e diverso silenzio: mentre Jean non parla perché preferisce ascoltare, Nino limita le sue affermazioni a causa dei segreti che deve proteggere.

Il distacco tra i personaggi principali e secondari

A causa della grande quantità di personaggi cupi e della costante tensione che si avverte nella serie, la presenza di personaggi secondari che aiutino a “staccare la spina per un attimo” è quasi obbligatoria. Quella di Lotta è, ad esempio, davvero importante in quanto permette allo spettatore di distaccarsi momentaneamente dalla tensione della serie, e ai personaggi che interagiscono con lei di rilassarsi e passare un buon momento in sua compagnia.

Anche il focus della serie sui dolci come alimento non è assolutamente casuale, ma contribuisce a fornire un’aria “da diabete” alle scene un po’ meno pesanti.

Il regno di Dowa

Come abbiamo potuto osservare nell’analisi tecnica di ACCA, quest’anime ha delle belle ambientazioni. Tuttavia, in un racconto che si rispetti, queste non devono essere limitate a dei meri sfondi, ma devono partecipare alla storia ed influenzarne gli avvenimenti.
Il regno di Dowa, infatti, è costituito da 13 province autonome e tutte strutturalmente diverse tra loro, nelle quali possiamo trovare paesaggi, leggi, culture e tradizioni completamente differenti (persino le uniformi dell’ACCA sono diverse). Queste grandi differenze tra le province non solo influiscono sul popolo nativo del posto, condizionandone sia l’aspetto fisico che il carattere, ma anche sugli ospiti. Non è affatto raro imbattersi in membri dell’ACCA che si sono completamente identificati nella cultura e nelle tradizioni del luogo in cui lavorano, arrivando a sentirsi parte del posto e adattandosi completamente ad esso.

Il merito della realizzazione dell’universo in cui si svolge l’opera va ovviamente dato a Natsume Ono, che si è dimostrata capace di ideare un mondo a tratti slegato dalla realtà e anche incoerente con se stesso (nel senso buono).

Incoerente in quanto Dowa si caratterizza proprio per non possedere un’unica e indistinguibile identità, bensì perché contiene 13 province molto diverse che in comune hanno solo l’appartenenza al regno. L’aggiunta di dettagli come, ad esempio, quello della tassazione sulle sigarette sono degli accorgimenti che, seppur piccoli e apparentemente insignificanti, contribuiscono a rendere il Regno molto più realitico e credibile.

Le province come veicolo di un messaggio

Ci tengo inoltre ad evidenziare come Natsume Ono si sia servita delle province per mandare dei messaggi ben chiari: ad esempio non posso non far notare come Kororé sia una provincia in cui le donne hanno un’importanza maggiore nella società rispetto all’uomo; come a Suitsu la repressione e la scarsa organizzazione governamentale abbiano portato ad un collasso delle istituzioni e ad una rivolta interna del popolo; come la caparbietà e la risolutezza del popolo di Pranetta abbia portato i suoi abitanti a trovare le risorse che stavano cercando da anni; o infine come i 13 stati non si siano fatti accecare dall’odio nei confronti della famiglia reale, ma anzi abbiano identificato chi cercava di utilizzarli per i propri fini.

Unità e pace

All’inizio Dowa viene descritto come un Regno in un’epoca di pace, informazione che viene man mano smentita proseguendo con la visione dell’opera, durante la quale scorpiamo come in realtà ogni provincia presenti dei problemi i cui abitanto cercano disperatamente di risolvere, finendo poi per supportare il colpo di stato. Questa condizione evidenzia come la pace è un’ideale irraggiungibile se basato su un popolo soppresso e ignorato. È infatti necessario uno sforzo collettivo per raggiungerla, e sopratutto serve un’ideale comune; un motivo che spinga tutti a combattere. Le 13 province, che prima erano distanti tra loro, vengono di fatto unite dalla decisione di ribbellarsi.

“Adesso vedo la differenza d’uniforme come simbolo d’unità”.

Presidente Grossular

Questa decisione, però, non è volta verso la distruzione e la rifondazione del regno, ma verso un richiamo alla responsabilità. L’obbiettivo non è quello di punire il Principe in quanto incapace, ma quello di svegliarlo dal sonno. Simbolo della volontà di scuoterlo è proprio la scena dell’episodio 12 nella quale egli viene circondato dalle guardie dell’ACCA per fargli capire quanto la sua scorta sia povera. A seguito di questo avvenimento il Principe comprende il messaggio e riconosce la fedeltà dell’ACCA nei suoi confronti e la sua utilità nel Regno.

Quello di Dowa non è un popolo cieco e stolto che individua nella famiglia reale le colpe di ogni problema, ma anzi uno intelligente che protesta “pacificamente” cercando di portare alla ragione coloro che lo governano.

Mauve ordina ai soldati di allontanarsi dal Principe

Allo stesso tempo, l’azione di riconoscere il ruolo dell’ACCA come fondamentale per la pace nel Regno è importante in quanto essa svolge delle funzioni impossibili da realizzare per la famiglia reale, e allo stesso tempo quest’ultima è simbolo di stabilità ed incarna le tradizioni e la storia del regno. Insomma, soltanto un Regno in cui coesistano stabilità, ordine, sicurezza e in cui si preservino le tradìzioni è possibile raggiungere la pace. Essa è infatti il frutto della convivenza dell’ACCA e della famiglia reale, e non può esistere se non quando entrambe hanno la stessa importanza e lo stesso potere sul regno.

Dal punto di vista delle organizzazioni di rilievo, come in questo caso l’ACCA, è importante che esse diano priorità al benessere del regno e alla preservazione della pace rispetto a tutto il resto. Fallendo nell’adempiere a questo compito perché corrotti, i 5 presidenti non possono far altro che rinunciare al loro carico in quanto non necessari per la pace. A prendere il ruolo di comando dev’essere, infatti, una persona neutrale ed impassibile, il cui agire dev’essere concorde con i principi fondamentali dell’ACCA: garantire l’ordine e preservare la pace. Quale personaggio migliore in questo se non proprio Mauve?

“Sei tu il capo adesso”

In conclusione

ACCA è una storia ben studiata e che riesce a coinvolgere lo spettatore per tutto il tempo, seppur non perfetta e a tratti trascurata. I suoi personaggi principali sono davvero affascinanti, e sono circondati da dei personaggi secondari che, seppur non molto approfonditi, adempiono al loro compito di alleggerire l’opera in modo perfetto. Concetti come il silenzio (dal quale prende il titolo questa recensione) sono cardine in quanto ritrovabili nello sviluppo della storia, nella comunicazione tra i personaggi e tra autore e spettatore, e nella gestione tecnica dello staff di Madhouse.

Tecnicamente l’opera è godibile, alternando episodi nella media ad altri molto ispirati. Mi permetto di lodare Seiko Yoshioka per gli sfondi e lo staff in generale per la realizzazione del meraviglioso ottavo episodio.

Trovo inoltre lodevole il coraggio dell’autrice nel trasmettere messaggi molto forti e contemporanei come il sostegno verso l’uguaglianza sociale tra uomini e donne.

Due parole conclusive

Per la realizzazione di questa recensione è stato necessario tantissimo tempo e tanta fatica. Iniziando con il rewatch ed analisi episodio per episodio della serie, e finendo con la raccolta di tutti gli screenshot, gif, e video vari che – ci tengo a precisare – sono tutti fatti, raccolti e caricati da me. Senza considerare la ridicola quantità di appunti che ho dovuto riorganizzare, verificare e correggere e dalla quale è poi nato il testo della recensione.

L’altrettanta ridicola quantità di link esterni che ho aggiunto è dovuta alla necessità di supportare le mie affermazioni, e dato che di affermazioni ce ne sono state tante, altrettanti sono stati gli screenshot. A causa della loro quantità, comunque, ho dovuto fare affidamento a dei siti esterni per organizzarli, in quanto se li avessi posti tutti in questa recensione essa sarebbe diventata illeggibile. Quindi vi chiedo scusa nel caso vi abbiano infastidito e spero comprendiate le motivazioni alla base della mia scelta.

Ci tengo inoltre a ringraziare tutti i membri dell’immenso Sakugabooru, il cui eccellente lavoro d’analisi tecnica su questa serie è stato per me fonte d’immensa ispirazione e d’aiuto nella realizzazione di questa recensione.

E, infine, grazie anche a voi per aver speso il vostro tempo prezioso per leggere questo delirio.

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