“Shōwa Genroku Rakugo Shinjū: Sukeroku Futatabi-Hen”: Il futuro del Rakugo (Contiene Spoiler).

Prima di tutto mi piacerebbe farvi notare che questa è la seconda recensione dedicata all’opera Shōwa Genroku Rakugo Shinjū, in particolare questa farà riferimento alla sua seconda stagione. Nel caso questo sia il primo articolo su quest’opera che state leggendo sul blog, vi consiglio di leggere in primo luogo la prima parte, che potete trovare qui.

Inoltre, così come nella precedente recensione, mi sento in dovere di avvisare il lettore che questa contiene spoiler pesanti riguardo tutta la serie, in tutto il suo contenuto. Per questa ragione vi invito prima a terminarne la visione cliccando qui.

Sarà un viaggio molto lungo, quindi preparatevi qualcosa da bere nel frattempo.

Prima e Seconda stagione: le differenze.

Shōwa Genroku Rakugo Shinjū: Sukeroku Futatabi-Hen si distacca in modo brusco dalla prima serie, seppur conservando alcune sottotrame ancora rimaste inconcluse, tali come i rimpianti di Yakumo verso Sukeroku e Miyokichi, o come il presunto odio di Konatsu verso Yakumo. Eppure tutto è rappresentato sotto una chiave più malinconica e seria, che di fatto si schianta violentemente contro l’allegria di Yōtarō, che si rivela essere un personaggio estremamente allegro e simpatico. La maggior parte degli avvenimenti sono funesti e poco felici, pregni di momenti in cui i personaggi ci appaiono deboli e impotenti. Allo stesso tempo il panorama generale del Rakugo è quasi senza speranze, ormai prossimo alla morte. In questo contesto disperato, notiamo come l’approccio utilizzato dallo Studio Deen nella seconda serie (o il secondo grande arco narrativo del manga) sia completamente diverso dalla prima. Se nella prima osserviamo un panorama felice e fiorente per il Rakugo, e veniamo accompagnati da un protagonista quasi noioso ed estremamente serio, nella seconda accade il contrario: ad una situazione disperata e pregna di eventi negativi osserviamo la presenza allegra e innocente di Yōtarō, il quale ci aiuta a non perdere la speranza. Per questa ragione ritengo impossibile giudicare allo stesso modo due opere che, seppur condividano lo stesso titolo, sono di fatto gestite in maniera diversa e hanno un obbiettivo differente.

Non è possibile, inoltre, ignorare una forte contraddizione con la prima stagione: il modo in cui il panorama del Rakugo viene fortemente accostato a quello della Yakuza giapponese – arrivando a dipingere Yakumo e il Boss come amici intimi e di lunga data -, contraddicendo il meraviglioso messaggio dato nella prima stagione, nella quale il Rakugo (e l’arte in generale) simboleggiava l’ancora di salvezza capace di salvare le persone dalla criminalità.

L’ottava generazione.

Yakumo VIII risulta essere un personaggio differente rispetto al se stesso in gioventù. Seppur egli si è sempre contraddistinto per essere un personaggio freddo e impassibile, questa non è comunque una descrizione adatta del se stesso da anziano. Di fatto Kikuhiko era un personaggio serio e responsabile, oltre che educato e rispettoso, ma mai malinconico e privo di speranza come risulta essere Yakumo. Egli finisce con l’essere una versione di se stesso nella quale non esiste più un futuro in cui la felicità non è un opzione plausibile, aspettando soltanto l’ora della sua morte. Non è raro, infatti, trovarlo di mal umore o ascoltare le sue lamentele che rivolge a Konatsu e a Shinnosuke, accusandoli di star prolungando il momento della sua morte semplicemente con la loro presenza. Lo Yakumo che osserviamo in questa seconda stagione è un personaggio che si distacca completamente dal presente – ignorando la felicità che potrebbe dargli – per guardare al passato ed annegare nei rimorsi che questo gli provoca.

Egli risulta essere, come dice il Professor Higuchi, lo Shinigami del Rakugo, in quanto la sua ostinatezza nel conservare le tradizioni – alle quali è rimasto attaccato perché parte del passato che non vuole abbandonare – impedisce al Rakugo di evolversi e di sopravvivere. Ciò si riflette anche nel rapporto con Yōtarō, che in qualche modo peggiora a causa della consapevolezza di Yakumo circa la volontà del suo allievo di recitare opere originali.

L’unico appiglio al presente con il quale può contare inizia ad abbandonarlo lentamente. Egli inizia a perdere il controllo sulla sua voce, inizia a sentire la lingua secca ed il corpo inizia a venirgli meno. In questo stato egli tenta tante volte il suicidio, di fatto cercando persino di portare con se il Rakugo attaccando l’unico luogo in cui viene praticato: il teatro di Tokyo. Nel farlo egli si accorge di non voler morire e anzi implora d’esser salvato perché spaventato dall’avvento della morte.

Konatsu e la sua poca onestà verso se stessa.

Sin dalla sua infanzia, Konatsu non ha mai avuto dei punti di riferimento stabili. Sua madre, Miyokichi, non tollerava più la presenza del marito – il cui unico contributo alla famiglia era quello di dormire -, diventanto isterica e sfogando la sua rabbia minacciandolo di morte. In questa discutibile situazione familiare, Konatsu si è vista obbligata a rimboccarsi le maniche sin da bambina, provvedendo alle necessità della casa praticamente da sola. Seppur senza manifestarlo in modo diretto, Konatsu amava la sua famiglia, ed è nel momento in cui l’ha persa che ha deciso di non affidarsi più alle persone.

Quando osserviamo Konatsu rifiutare bruscamente l’affetto di
Yotarō, possiamo intravedere come lei sia spaventata dal riceverlo, in quanto è consapevole che se perdesse nuovamente le persone a cui lei tiene, patirebbe ancora una volta quel dolore insopportabile che ha provato da bambina. Lei non ripudia l’affetto in quanto non ne abbia bisogno, ma in quanto spaventata dal concedere se stessa e il suo amore alle persone. Di fatto il suo rapporto con Yakumo è pessimo. Ciò è dovuto a due fattori: in primo luogo la sua diffidenza nei confronti delle persone per paura di perderle e in secondo luogo il carattere di Yakumo che è tutto fuorché apprensivo. Egli di fatto non cerca il dialogo ma anzi reagisce in malo modo quando viene rifiutato. Basterebbe in effetti che uno dei due insistesse un minimo per rivelare quanto in realtà ci tengano l’uno all’altro, ma nessuno dei due farebbe mai la prima mossa.

D’altro lato Yōtarō è la persona perfetta per far venir meno questo sua barriera. Egli non si lascia intimorire dal rifiuto di Konatsu, ma anzi insiste ed è sincero riguardo il suo affetto verso di lei. Notiamo infatti come il suo modo di interagire con Konatsu sia di fatto uguale a quello di Sukeroku, con il quale aveva un ottimo rapporto.


Yōtarō: la risposta per salvare il Rakugo

Perché pratichi il Rakugo? Per il Rakugo stesso.

Quando Yakumo chiede a Yōtarō per quale motivo egli pratichi il Rakugo, Yōtarō risponde di farlo per il Rakugo stesso. Ora seguitemi attentamente: Yōtarō si differenzia da Sukeroku in quanto, seppur condividendo la sua volontà di salvare il Rakugo, egli non ha intenzione di farlo per non privare il pubblico di questa magnifica arte, ma per non privare l’arte che tanto ama di un pubblico. Questa sottile differenza è pero fondamentale per la comprensione delle intenzioni di Yōtarō. La sua soluzione, ovvero quella di salvare il Rakugo per il Rakugo stesso, è di fatto quella perfetta. Facendolo, Yōtarō trova la via di mezzo tra l’egoismo di Yakumo – che si rivela nel preferire la morte del Rakugo al macchiarlo con la creazione di nuove storie – e le smanie di rivoluzione di Sukeroku – che ignorava l’importanza della sua lunga tradizione -. Fare ciò implica salvare il Rakugo sia per gli altri, in quanto esso è cosi bello che DEVE godere di un pubblico che lo apprezzi, sia per se stessi, in quanto la sua perdita sarebbe per lui intollerabile.

A riprova della sua particolare relazione con il Rakugo c’è l’interpretazione che egli dà alla celebre storia Inokori, famosa per portare alla luce la personalità del Rakugoka che la recita. La sua versione di Inokori è priva di impronte personali e risulta essere vuota. Questa sua particolare interpretazione della storia evidenzia quanto il Rakugo sia importante per Yōtarō. Egli riduce se stesso ad un semplice contenitore dal quale esce del Rakugo. Apportare se stesso alla storia significherebbe macchiarla e privarla della bellezza che la contraddistingue. Egli pratica il Rakugo per il Rakugo, ovvero si pone come obbiettivo quello di mostrare la sua bellezza e il suo fascino al pubblico, e nel farlo è necessario che questo rimanga immacolato, privo di macchie o di interferenze. L’unica eccezione a riguardo è il Rakugo di Sukeroku e del suo maestro, che non solo ritiene sacri e ineguagliabili, ma che cerca di imitare costantemente.


Nell’episodio dieci Yōtarō afferma di non sentire il bisogno di superare il suo Maestro imparando del Rakugo originale, ma che per lui è soddisfacente seguirlo ovunque vada, osservandolo da dietro. Questa affermazione è molto profonda e ci permette di confermare la sua immensa passione verso il Rakugo. Di nuovo, seguitemi attentamente: Yōtarō non ha praticamente mai affermato di voler bene al Maestro, ma d’aver sempre amato il suo Rakugo. Ogni elogio da lui avanzato verso Yakumo faceva sempre riferimento alla sua arte. Egli è ossessionato dal suo Rakugo e non ne tollera la morte in quanto perderebbe un tesoro di inestimabile valore. Il motivo per cui lui non è intenzionato a superarlo è perché egli ritiene così inestimabile il Rakugo di Yakumo da non volerlo abbandonare. Sembra quasi, per un momento, che pur di preservarlo – e quindi di mantenere in vita Yakumo – egli fosse disposto a non recitare opere originali e a lasciar morire il Rakugo.

Sto quindi affermando che Yōtarō è un insensibile e che non nutre affetto verso Yakumo? Che per il suo egoismo avrebbe fatto estinguere la sua amata arte? Ovviamente no, Yōtarō non è quel tipo di personaggio. Mi è però sembrato importante evidenziare questo aspetto e lasciare che voi possiate trarre le vostre conclusioni a riguardo. Vi lascio quindi con un’incognita: è più forte la stima verso il Maestro o l’affetto verso Yakumo?

L’importanza del Rakugo e l’influenza che questo ha sui personaggi.

Lo sfogo di Yōtarō

Nel terzo episodio, Yōtarō si interroga circa la motivazione per cui, nella storia Daiku Shirabe, il caprentiere inizi ad insultare un altro personaggio. Più tardi, in discussione con il suo vecchio Boss, egli ripete gli stessi insulti del carpentiere, comprendendo come questi gli siano serviti per sfogarsi, trovando quindi risposta alla sua domanda.

Ancora, nel nono episodio, Yakumo recita una storia che racconta di un uomo che, non potendo rispondere alle lettere di una prostituta con la quale aveva passato del tempo, ne causa il suicidio. La storia si concentra sul rimorso che quest’uomo prova verso di lei, rivelandosi estremamente malinconica. Inutile evidenziare le similitudini tra questa storia e quella di Yakumo e Miyokichi.

Il rapporto tra i personaggi: prima e dopo.

Durante l’analisi sui personaggi ho fatto notare come alcuni rapporti tra di essi siano controversi e contraddittori, ma entriamo nel dettaglio.

Yakumo e Konatsu: amore e odio.

Non è affatto raro accorgersi di come il rapporto tra Konatsu e Yakumo sia a tratti incomprensibile e contraddittorio. A volte la loro ostilità è così evidente che è impossibile non notarla, e altre volte invece possiamo scorgere uno spiraglio d’affetto nelle loro parole o espressioni. In certe occasioni è anche possibile intuirne la presenza in espressioni negative, come ad esempio il classico “Ti ucciderò” di Konatsu. Insomma, il loro è un rapporto estremamente complesso le cui sfumature sono difficili da cogliere, figuriamoci per me da descrivere. Eppure una cosa è molto chiara: non è possibile che si odino. Esattamente come loro due, anche noi spettatori sappiamo che in fondo esiste un profondo legame che li unisce. Questo legame è più forte del loro orgoglio, che di fatto li allontana l’uno dall’altro, ed è stato capace di tenerli comunque uniti per tanti anni, dando pazienza a Yakumo nel crescerla quando era piccola e poi a Konatsu di badare ai suoi bisogni una volta invecchiato.

Con il passare del tempo, quando poi la morte di Yakumo sembra imminente, il loro rapporto cambia improvvisamente. Yakumo si dimostra più sincero e sorridente nel parlare con lei, e Konatsu percepisce questo cambiamento, abbandonando quel velo d’orgoglio che sempre la caratterizzava. Iniziano a parlarsi francamente e ad ammettere le loro colpe ed il loro affetto reciproco. Yakumo prende l’iniziativa in quanto è consapevole che non avrà altre occasioni per farlo, e si rivela quindi essere estremamente gentile ed attento verso la sua amata Konatsu. Se durante tutta la sua vita Yakumo si è posto non come padre (titolo che seppur non conferitogli biologicamente è comunque in diritto di reclamare) ma come genitore nei suoi confronti, adesso lascia i panni di maestro severo e si abbandona ai sentimenti che tanto ha cercato di nascondere.

Il loro ultimo momento insieme è meraviglioso, oltre che diretto con una delicatezza e gentilezza unica. La bravura dello Studio Deen nel far comprendere allo spettatore che Yakumo è prossimo alla morte è sbalorditiva. Il loro ultimo dialogo, la loro ultima storia ascoltata insieme, l’arrivo di Shinnosuke e il meraviglioso sorriso di Yakumo rappresentano il modo perfetto per porre la parola FINE alla vita di un personaggio che ci ha accompagnato per così tanto tempo.

Vi confesso d’esser fortemente emozionato nello scrivere questa parte, in quanto il ricordo del loro addio è per me ancora vivido e fonte di grande tristezza e di profonda commozione. Vi invito a condividere la mia tristezza ascoltando questa meravigliosa OST, tratta ovviamente dal repertorio OST della serie.


Yakumo e Higuchi: idee differenti.

Già nel primo episodio osserviamo come il Professore Higuchi sia un personaggio misterioso e affascinante, il cui obiettivo è quello di salvare il Rakugo sconfiggendo Yakumo, a cui attribuisce la colpa per la sua quasi inevitabile scomparsa. Yakumo d’altro canto ne avverte l’ostilità ma non è mai capace di distinguerla chiaramente. Egli non sopporta d’esser infastidito, e ancor meno è desideroso d’ascoltare quello che lui definisce un “ignorante di Rakugo” parlare di cose che non conosce. Sentendosi sottovalutato dal Maestro, Higuchi sfrutta la sua avversità nei confronti di Yakumo – causata dal rammarico per esser stato rifiutato come allievo parecchi anni prima – per stimolare la sua produttività, in quanto di fatto questa lo spinge a creare nuove opere quasi per vendetta. Eppure umanamente vanno d’amore e d’accordo. Ricordiamo come il Professore si sia offerto più volte di aiutarlo o accompagnarlo fino alla sua macchina macchina, e viceversa ricordiamo come Yakumo lo ringrazi per essersi preso cura di lui svariate volte.

Nonostante le loro opinioni differenti sul Rakugo e sul suo futuro, Yakumo e Higuchi fanno parte dello stesso mondo in quanto condividono l’amore verso il loro genere teatrale preferito. Seppur in modo lento e inaspettato, il loro rapporto – che all’inizio era positivo soltanto all’apparenza – si addolcisce con il tempo, migliorando e lasciando spazio ad una genuina amicizia.


Così come quelle gia menzionate, tante altre relazioni si evolvono allo stesso modo in questa seconda stagione: partendo da delle macerie che lentamente vengono accumulate ed unite per poi creare il palazzo finale. L’esempio più evidente è quello di Yōtarō e Konatsu, il cui rapporto è descrivibile esattamente in quel modo. In questa sezione non lo approfondirò, e il perché lo scoprirete a breve.

Due grandi difetti dell’opera.

Come ho accennato nella sezione precedente, il rapporto tra Konatsu e Yōtarō non può essere approfondito per un motivo molto semplice: perché è stato sfacciatamente trascurato. Escludendo dei brevissimi confronti in cui Yōtarō viene picchiato perché confessa il suo amore a Konatsu, l’attenzione vira completamente su altri temi, escludendo lo sviluppo emozionale di due personaggi CARDINE dell’opera. Sarò severo: ritengo questa scelta imperdonabile e la considero un grande passo falso che rovina non poco la coerenza generale della seconda stagione. A mio avviso la gestione di questi due personaggi e del loro rapporto è stata completamente sbagliata, e come se non bastasse è stata trascurata per favorire uno sviluppo narrativo e degli avvenimenti che ritengo osceni oltre che assolutamente innecessari. Tra di essi includiamo:

  1. L’orrenda, disgustosa e insensata scelta di rendere Shinnosuke figlio di Yakumo, giustificata da Konatsu quando afferma di voler far continuare la dinastia di Sukeroku, ignorando il fatto che il Maestro non condivida lo stesso sangue del padre. Mi chiedo per quale motivo e qual è stata la necessità di optare per una scelta del genere, che lancia fango non solo sulla stima che lo spettatore ha verso Yakumo, ma anche sulla rispettabilità di Konatsu. Per quale ragione l’idea così semplice, e a mio avviso adatta, di rendere Yōtarō e Konatsu genitori di entrambi i figli è stata scartata? Qual è il motivo per cui Shinnosuke deve necessariamente esser figlio di Yakumo? Se fosse stato figlio di Yōtarō non avrebbe potuto comunque preferire il Rakugo del nonno a quello del padre? Se fosse stato il figlio di Yōtarō avrebbe necesarriamente dovuto seguire le orme del padre? No. La verità è che la sensazione d’avere una specie di reincarnazione di Yakumo nel finale è motivazione di sollievo per lo spettatore in quanto rende la sua morte meno amara. Esatto, sto parlando di fanservice.
  2. In secondo luogo l’incoerente e poco plausibile flashback riguardo la morte di Sukeroku e Miyokichi, nel quale scopriamo che una bambina di tre anni (in preda alla rabbia) ha spinto giù dal balcone una donna che, seppur fragile, pesa comunque molto di più di quanto lei possa sopportare (il tutto mentre le altre due persone presenti sono rimaste a guardare). Oltre che la fisica improbabile, trovo davvero insensato e irrispettoso attribuire ad una bambina di pochi anni tale istinto omicida verso la propria madre. Ma anche giustificandolo, ci tengo a ricordare che tale rabbia è stata causata dalla visione del padre svenuto a terra a causa della pugnalata a lui inflitta da Miyokichi, padre che esattamente tre secondi dopo si rialza per gettarsi giù dal balcone con lei. E ancora, non è chiara la motivazione per cui tale pugnalata sia stata inferta, dato che non vedo nessuno scenario possibile in cui un Sukeroku commosso che confessa di voler cambiare e migliorare per la famiglia possa offendere così tanto una donna da farsi pugnalare. Ma poi, ‘sto coltello dove l’ha preso?

Episodio undici: un capolavoro a se stante.

Yakumo si accinge a trapassare attraversando il fiume con Matsuda.

育ててくれて、ありがとう –
Sodatete kurete, arigatō.

L’episodio undici è un capolavoro ineguagliabile, nonché un perfetto esempio di come un anime deve essere diretto e scritto. Ma procediamo alla sua analisi dettagliata:

Durante la sezione in cui ho parlato del rapporto tra Yakumo e Konasu, ho sottolineato come questo sia migliorato verso la fine dei giorni del Maestro. Questo miglioramento è pero soltanto parte di un processo ancora più grande, che andremo a descrivere adesso. Quando Yakumo si risveglia in quello che chiameremo Limbo, egli trova nella sua tasca un sacco contenente danaro che dovrà usare per pagare il gondoliere per poter trapassare. Il fatto che Yakumo possegga sin dall’inizio i soldi per trapassare non è sospetto, in quanto ci aspettiamo che allo stesso modo anche tutti gli altri debbano possederlo. E invece, nell’incontrare Sukeroku, scopriamo come in realtà la maggior parte delle persone deve lavorare sodo per poter trapassare. Mi chiedo, allora, perché Yakumo possedeva già i soldi per farlo? Perché egli ha abbandonato i suoi rimpianti prima di morire, il che lo ha reso pronto a trapassare sin dall’inizio. L’aver abbandonato i suoi rimpianti nell’ultimo periodo della sua vita ha ovviamente comportato un approccio più sereno nei suoi confronti e un alleggerimento considerevole. Questo gli ha permesso di addolcirsi e di trattare le persone con più riguardo, e non solo. Gli ha permesso di sorridere e di migliorare i suoi rapporti con Konatsu, gli ha permesso di abbandonare il passato e di concedere al Rakugo di evolversi, dimostrandolo nell’accettare una donna come sua allieva (Konatsu).

Kikuhiko, Sukeroku e Miyokichi nel purgatorio

Una volta incontratosi con Miyokichi e Sukeroku, Yakumo ne approfitta per fare un giro per il Limbo e recitare del Rakugo insieme a loro. Guardarli insieme ancora una volta, privi di preoccupazioni e di problemi, mi ha commosso. E, confesso, nel momento in cui si sono separati non ho potuto fare a meno di piangere.

Il fatto che Sukeroku e Miyokichi non sono potuti trapassare rappresenta la triste verità secondo cui essi non sono mai riusciti a perdonarsi per l’accaduto. Di fatto perseverano nei vizi che li hanno contraddistinti in vita, senza mai cambiare. L’arrivo di Yakumo è folgorante per entrambi, in quanto la sua sola presenza permette loro di comprendere la situazione in cui si trovano e di cercare di rimediare.

Escludendo il lato simbolico per un momento, anche dal punto di vista artistico e sulla gestione dei ritmi – così come sull’utilizzo delle OST – questo episodio è una meraviglia rara il cui impatto sullo spettatore è incommensurabile. Chapeau.

Il finale:

Due generazioni a confronto

Nel finale veniamo catapultati secidi anni dopo la morte del maestro Yakumo, esattamente nel giorno in cui Yōtarō prende il nome di Yakumo IX. Shinnosuke è cresciuto e sembra estremamente legato a Yakumo VIII, mentre Koyuki, sua sorella minore, è invaghita dal Rakugo del padre.

Konatsu, Yōtarō e il Professor Higuchi sono invecchiati, ma sono sempre in gran forma. Yōtarō ha gia iniziato a recitare le opere originali scritte dal professore e Konatsu si accinge a diventare una Rakugoka. Il Rakugo si è evoluto e non è mai stato così popolare come adesso.

Tanti segreti non sono venuti alla luce tra i personaggi e forse mai lo faranno, finendo di fatto nella tomba insieme a loro. Ma anche questo è parte del volersi bene: evitare di infliggere sofferenze innecessarie.

Ad un futuro così prospero per il Rakugo in pochi ci avrebbero pensato, e invece il nuovo Yakumo sembra aver fatto un ottimo lavoro ed aver effettivamente compiuto la sua missione. Il Rakugo è salvo, e con esso lo è anche il nostro animo.

Due parole conclusive:

Shōwa Genroku Rakugo Shinjū: Sukeroku Futatabi-Hen ci racconta la storia del Rakugo in un modo meraviglioso, iniziando dall’epoca Shōwa e culminando con quella contemporanea, nella quale ormai non è strano vedere donne recitare al posto di uomini, e nella quale esistono tante storie originali apprezzate dal pubblico. Possiamo praticamente considerare queste due serie come una specie di documentario – ispirato alla realtà – sull’evoluzione del Rakugo. Nella sua creazione e nel suo adattamento animato sono evidenti sentimenti di grande passione verso l’arte da parte di coloro che ci hanno lavorato, così come è evidente una profonda conoscenza nel settore e una grande pazienza nella selezione delle storie da raccontare, nonché grande preoccupazione nel fare in modo che queste abbiano un senso nell’opera sia per i personaggi che per lo spettatore.

Tuttavia non mi è possibile ignorare i due grandi passi falsi da me menzionati poco fa, che, seppur non distruggano completamente l’opera, a mio avviso minano la sua integrità sia in scrittura che in narrativa.

Infine, oltre che ringraziare ovviamente il maestro Kumota per la creazione e lo Studio Deen per l’adattamento di quest’opera, ci tengo a ringraziare voi lettori che mi hanno accompagnato in questo piccolo grande viaggio. Per la redazione di queste due recensioni ho impiegato molto tempo e fatica, sudore e stress. Ma anche e sopratutto passione e volontà di mettermi in gioco. Ho inoltre avuto l’occasione di riguardare sin dall’inizio le due serie, osservandone sfumature a me sfuggite nella prima occasione.


Piccola nota finale: alcuni argomenti sono stati volontariamente ignorati con il fine di evitare di rendere questa recensione un libro interminabile, come ad esempio il fatto che certi eventi sovrannaturali siano esplicitamente trattati come realmente accaduti. Altri dettagli ed eventi che per alcuni potrebbero essere considerati importanti sono stati tagliati durante il processo di scrittura della recensione, altri invece ridotti considerabilmente proprio per lo stesso motivo. Questo potrebbe risultare in qualche affermazione poco accurata o approssimativa che vi prego inanzitutto di perdonare e poi di farmi notare attraverso un commento.

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