Lupin III: la nascita e l’evoluzione dell’opera

Sin dalla sua nascita, Lupin non ha mai fallito nel catturare l’attenzione dei suoi lettori. Inizialmente rivolto ad un pubblico adulto, il manga di Lupin III riesce a conquistarci tutti riassumendo in se stesso lo stile del fumetto asiatico del paese in cui è nato (l’aggiunta del samurai Goemon è parte di questa “giapponesizzazione”), e lo stile europeo dell’Arsene Lupin dei romanzi di Maurice Leblanc. Romanzi ai quali Monkey Punch si inspirerà per ideare un personaggio tutto suo, conservandone il lato adulto e “dark” da cui proviene. Di fatto, il manga di Lupin III è proprio cosi: tetro, esplicito, crudo. Lo stesso Lupin III risulta essere un personaggio manipolatore e senza scrupoli, il cui obiettivo è semplicemente quello di arricchirsi. Insomma, ci troviamo davanti ad una fedele rappresentazione di un vero e proprio ladro, e non certo davanti al Lupin a cui siamo abituati oggi.

L’idea di poter leggere le avventure del nipote di Arsene Lupin (che ha spopolato tantissimo agli inizi del novecento, tanto da esser paragonato allo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle) adattate in un contesto giapponese è stata ben più che azzeccata. Ha fornito la possibilità ai fan del vero Arsene Lupin di approfondire (anche se non direttamente) il personaggio, attraverso le gesta del nipote. Va pero sottolineato che Monkey Punch ha saputo lasciare la sua impronta nell’opera, evitando quindi di creare semplicemente una brutta copia giapponese del romanzo di LeBlanc, cambiando semplicemente il protagonista. Allo stesso tempo, per coloro che non conoscevano LeBlanc, Lupin rappresentava comunque un manga capace di fornire del buon intrattenimento e con degli spunti interessanti. Questo è il motivo del successo di Lupin: essersi posto esattamente nel mezzo. Da una parte l’aver preso in prestito la popolarità di Arsene Lupin per attirare a se i fan di LeBlanc, senza però deluderli con il passare del tempo, ma anzi fornendo loro delle storie interessanti che potessero suscitare la loro attenzione, e dall’altra l’aver saputo attrarre coloro che di Arsene Lupin non avevano mai sentito parlare.


Con il grande successo del manga, arriva poi l’adattamento anime. Anime che si pone invece l’obiettivo di interagire con una fascia d’età più bassa rispetto a quella del manga. A causa di questa scelta, è stato necessario modificare i personaggi in modo consone al rango d’età a cui ci si dirigeva. Ciò comporta, ovviamente, un alleggerimento generale della serie e dei temi trattati da essa, riducendola, nella sua quasi totalità, ad una commedia ricca d’azione e scene esagerate ma divertenti. Se ci fermiamo a riflettere, ogni personaggio presenta, infatti, dei tratti riguardanti la loro personalità che li spingono verso quella direzione: Lupin III è un ladro estremamente intelligente e preparato, ma perde tutta la sua freddezza non appena vede una bella donna come Fujiko. Jigen, d’altro canto, è un pistolero infallibile il cui sesto senso riguardo i possibili inganni di Fujiko non sbaglia mai. Ci becca sempre. Ogni volta avverte sempre Lupin riguardo i suoi sospetti, ed ogni volta viene ignorato.

Lupin l’incorreggibile, episodio 38, La Sirenetta:

“Fujiko, nel tuo vocabolario la parola ‘amici’ è soltanto un sinonimo di ‘quattrini'”.

Jigen Daisuke


Goemon è un Samurai la cui lama può tagliare qualsiasi cosa, il cui spirito è inamovibile. La sua freddezza e il suo senso dell’onore lo rendono un uomo estremamente serio e poco socievole, eppure la sola vista di una donna è abbastanza per fargli perdere tutta la sua compostezza. Zenigata è un ispettore tanto intelligente quanto goffo e maldestro, ed è inoltre perseguitato da assistenti e collaboratori inutili che non fanno altro che ostacolarlo, finendo sempre per favorire Lupin. Senza contare l’ossessione che nutre verso Lupin, estremizzata a tal punto in cui questa è capace persino di farlo risvegliare dal coma solamente all’ascoltare “Lupin III”. Tutti questi tratti sono dovuti alla necessita di rendere Lupin III adatto ad una più ampia fetta di pubblico. Diventa infatti impossibile non notare come questi vengano quasi a mancare del tutto nel manga e negli ultimi film, in cui sono presenti, ma non in chiave comica e non in modo così estremizzato.

Eppure, mi chiedo, questi cambiamenti rappresentano un aspetto positivo o negativo per l’opera? La risposta a questa domanda risiede nella reazione del pubblico e nel successo che la serie animata ha avuto nel corso degli anni. Poche sono le opere che si sono diffuse così tanto in tutto il mondo, ancor meno quelle che sono diventate simboli ed icone così importanti in cosi tanti posti diversi. Per il pubblico adulto è molto semplice classificare tutto ciò che è per bambini o adolescenti come ridicolo, insensato e banale, eppure è necessario ricordare che tutti siamo stati bambini, e che come tali anche noi ci siamo intrattenuti nel guardare tante opere banali con soddisfazione, e che esse hanno inevitabilmente lasciato un segno nella nostra infanzia e, perché no, anche nella nostra adolescenza ed età adulta.

Nell’immagine possiamo osservare come Yuji Ohno sia stato ospite anche delle serie animate di Lupin III. Vorrei starci io la in mezzo a quelle pop….

Lupin III è diventato il fenomeno che conosciamo anche grazie al talento di tantissime brillanti menti che hanno posto le loro abilità al suo servizio. Tra i quali è impossibile non menzionare Yuji Ohno, il celebre musicista Jazz giapponese che ha composto la maggior parte delle più importanti melodie che hanno fatto la storia di Lupin III. D’altronde, è estremamente facile sbizzarrirsi quando si maneggia un’opera così aperta a generi e tematiche differenti come Lupin. Questa estrema adattabilità dell’opera permette, infatti, di sperimentare e di non restare mai a corto d’idee. Insomma, chi non vorrebbe avere la possibilità di lavorarci su? Ciononostante, questa sua estrema versatilità non è esente da lati negativi: proprio a causa del fatto che essa passa tra le mani di tante persone diverse, di tanti studi con i propri produttori e animatori – ognuno con una sua idea di come Lupin dovrebbe essere – è possibile imbattersi in contraddizioni tra le varie serie, film, cortometraggi etc..

Lupin III Theme ft. Nakano Yoshie

 


Un po’ come i fumetti classici Marvel: Spider-man non è sempre lo stesso, egli cambia in aspetto e carattere a seconda dello scrittore e del disegnatore a cui è affidato il fumetto. Con ciò intendo dire che non esiste un solo Lupin III, un solo Jigen o una sola Fujiko. Esiste un personaggio che viene interpretato in modo diverso ogni volta, conservando pero quelle che sono le sue caratteristiche principali, senza quindi mai smettere d’essere se stesso. Questo personaggio diventa quindi sempre più umano, in quanto ogni volta lo conosciamo sempre più a fondo nelle sue molteplici sfaccettature.

Facciamo però attenzione, ciò non si applica a quelle serie che, per una ragione o per l’altra, cambiano di produttore o di scrittore. Nella maggior parte dei casi, costoro dovranno semplicemente attenersi al carattere del personaggio, avendo poco spazio per esprimersi. Questo fenomeno è possibile solo con poche opere, tra le quali Lupin. Ciò è dovuto al fatto che Lupin è un’opera che nasce appositamente per questo: per durare nel tempo, per passare di generazione in generazione. Provate a cambiare il carattere di Kirito di Sword Art Online, semplicemente non sarebbe più Kirito.

Eppure con l’arrivo delle nuove serie a tema Lupin c’è stato un passo indietro curioso:

Copertina di “Lo schizzo di sangue di Goemon Ishikawa”

A partire dal 2012 con “La donna chiamata Mine Fujiko”, Lupin III – seppur non come protagonista assoluto – torna in scena in modo completamente diverso da come le serie anime ci avevano abituati nello scorso secolo. Prendendo, più nello specifico, in analisi la serie su Fujiko e i due film incentrati su Jigen e Goemon rilasciati negli anni successivi, ci rendiamo conto di come Lupin sia stato approcciato in maniera completamente differente rispetto al passato dagli studi d’animazione e dagli scrittori a carico dell’opera. Vediamo infatti come queste si avvicinino molto di più al manga, rielaborando l’aspetto dei personaggi in modo tale da renderli più seri e intimidenti, più criminali. Inoltre in queste tre opere i personaggi cessano di essere trattati come dei “supereroi”, abbandonano quell’aria di imbattibilità che li ha sempre circondati nelle versioni precedenti. Essi infatti non se la cavano sempre all’ultimo secondo grazie al classico colpo di fortuna, gli avvenimenti che li circondano smettono di tendere al loro favore. In queste tre opere, infatti, possiamo osservare il lato più debole e fragile dei nostri amati personaggi. Osserviamo le loro paure e debolezze, li guardiamo cadere e rialzarsi. Siamo testimoni del momento in cui avviene uno dei tanti eventi che li cambierà nel profondo, fino a renderli quelli che conosciamo tutt’oggi. In poche parole, osserviamo la loro crescita. Comprendiamo che l’infallibile Jigen non è nato maestro. Lo vediamo fallire e fallire ancora per poi divenire il mostro che è oggi. Assistiamo al momento in cui l’orgoglio da samurai di Goemon viene frantumato in mille pezzi e poi ricomposto a suon di colpi di spada e di dura meditazione ed allenamento. Eppure, in queste opere, il momento della rivalsa, della rivincita, il momento in cui il nostro eroe trionfa è solamente secondario. Il motivo che sta dietro a questa scelta è il seguente: Sappiamo benissimo che Goemon, Jigen e Fujiko trionferanno, altrimenti non sarebbero ciò che sono. Quello che pero lo spettatore vuole vedere è il lato umano dei personaggi, vuole vederli fallire e ricostruire tutto dall’inizio, ma non perché li odi, ma perché ha bisogno di sentirli umani. Perché altrimenti, allo spettatore moderno, abituato sin da bambino a quelle storie in cui il protagonista vince sempre e comunque, non piacerebbero. Quest’ultimo ha necessita di rispecchiarsi nei personaggi, di sentirli umani, di comprendere che anche loro possono fallire.

A riprova di ciò che affermo, possiamo osservare come le due ultime serie TV di Lupin III, quelle ambientate in Italia e in Francia, non abbiano fatto parlare di se in modo così invasivo come magari altre opere differenti, o come gli stessi film su Jigen e Goemon.Possiamo infatti osservare come lo staff di queste due ultime serie abbia invece deciso di invertire il passo fatto da Koike Takeshi con i lungometraggi, ripresentando e rappresentando di nuovo Lupin III nello stile anni 80′. Sto quindi affermando che le due ultime serie di Lupin III sono il male? Assolutamente no. Sto solo affermando che non attirano la stessa quantità d’attenzione d’un tempo. Eppure, se solo il nostro amato e sempre presente tizio che mette 10 a Love Live su Myanimelist le avesse viste, scoprirebbe che queste due nuove serie di Lupin III non sono le stesse scene e situazioni riproposte con una grafica migliore (vero, Captain Tsubasa?). Possiamo infatti notare come ci sia stato un vero e proprio sforzo da parte degli scrittori di modernizzare l’opera, di porre Lupin III nel mondo attuale, pieno di nuove tecnologie e strumenti che rendono la vita dei ladri molto più difficile. Lupin III, cosi come i suoi compagni d’avventura, rimangono sempre dei personaggi in chiave comica, ma non gli stessi personaggi d’un tempo. Dovranno infatti affrontare nuove difficoltà in un mondo sempre più interconnesso, dal quale è sempre più difficile fuggire. Dovranno ingegnarsi ed adattarsi a delle sfide che non avrebbero mai pensato di dover affrontare.

E noi li osserviamo farlo e trionfare, li osserviamo con la stessa gioia d’un tempo, nonostante ormai alcuni di noi siano già cresciuti. Li osserviamo e ci meravigliamo ancora, ci sorprendiamo d’esserci sopresi nel guardare Lupin III. E questo, ragazzi, è merito di quelli che stanno dietro, di coloro che hanno impiegato tutte le loro forze per riproporre Lupin III più forte e moderno che mai.

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